Home Spettacoli 2014 – I Racconti del Filo

2014 – I Racconti del Filo

 

Storie e leggende del Merletto

Per far un merletto ghe vol testa, oci e le man de sie-sette merlettaie, sensa una de queste el lavoro se ferma, capisse cossa vogio dir signor giudice? Perché sensa magnar non femo gnente! Tutte e sette o gnente![1]

Lo dice Emma (Chiarastella Seravalle), la giovane protagonista incinta nella storia ambientata ai primi del novecento, mostrando al giudice un piccolo merletto prezioso. Si trova in tribunale a difendere la condizione lavorativa sua e delle sue compagne della scuola dei merletti di Burano, in seguito allo sciopero da lei fomentato per la riduzione drastica del salario.

Anche Costanza (Enrica Minini), nobildonna del quindicesimo secolo, tramanda all’ allieva Rosetta l’importanza del Merletto, arte capace di riprodurre la bellezza dei particolari architettonici con una materia impalpabile come il filo, che diventa come per magia un’opera unica ed irripetibile. Oltre a trasmetterle la tecnica del lavoro, la merlettaia insegna alla sua allieva che attraverso il Merletto una donna può diventare libera ed indipendente quanto un uomo.

Virginia, (entrambe le attrici) racconta del suo incredibile viaggio in Francia per insegnare il merletto alle ricamatrici francesi e della sua decisione di andare contro le istituzioni e vendere di nascosto i suoi lavori e quelli delle altre merlettaie, avendo capito quanto il loro lavoro sia sfruttato dagli uomini per arricchirsi lasciandole in miseria.

Le protagoniste de I Racconti del Filo sono merlettaie di tre epoche diverse: della metà del Quattrocento, del Seicento e dell’inizio del Secolo scorso.

Si tratta di tappe decisive per la storia del merletto e, al tempo stesso, di momenti storici fondamentali per capire quanto sia stato decisivo il ruolo della merlettaia nel processo che ha visto le donne emanciparsi attraverso il lavoro.

Il Merletto, che nasce come “raffinato passatempo” per l’aristocrazia veneziana, diviene nei secoli una creazione prodotta dalle donne dei ceti meno abbienti, rimanendo comunque, un manufatto artistico d’immenso valore.

I fili che ordiscono i preziosi merletti di Burano, non riproducono dei semplici decori, ma sono ispirati dall’osservazione di alcuni raffinati dettagli dell’architettura veneziana.

Tale ne e’ il pregio che l’insegnamento del merletto viene richiesto alla corte di Re Luigi XIV e mette a rischio la vita delle giovani merlettaie, che espatriate da Venezia, hanno svelato il “sapere”locale.

Queste donne sono anche le prime che nel secolo scorso indicono scioperi per tutelare la propria classe artigianale contro l’intrusione del merletto industriale.

Chiarastella Seravalle ha raccolto questo inestimabile materiale, intervistando direttamente le merlettaie che ancora oggi lavorano a Murano e avvalorandosi dell’importante contributo scientifico della Professoressa di Ca’ Foscari Doretta Davanzo Poli e di Rachele Colombo, che ha scritto ed elaborato canti ispirati alla tradizione veneziana e alla musicalità popolare, prendendo spunto da brani cantati dalle stesse merlettaie.


LE MERLETTAIE E IL FILO’

 

Dal 15° secolo e ancora oggi il lavoro della merlettaia è stata la principale attività economica dell’isola di Burano e ha permesso di sfamare intere famiglie, togliendole dalla miseria e dalla fame. Le merlettaie, quando il tempo, il clima lo consente, portano cussinello e sedia lungo le fondamenta e i campielli di Burano, e iniziano a intrecciare e annodare fili scandendo il lavoro a ritmo di racconti leggendari legati all’origine del merletto.

In questi nodi si fissano le storie d’amore, di attesa e di solitudine che hanno sempre al centro la donna buranella. Tra le più importanti: “ il mito dell’alga ” un pegno d’amore diventato ricamo per conservarsi nel tempo. I punti e i ricami sono talmente personalizzati che dietro ad ogni merletto si può distinguere la mano sapiente di chi l’ha eseguito, proprio come quella di un pittore, solo che, con la morte dell’autrice, la maestria di quel ricamo scompare nel nulla.

Un bene tramandato da donna in donna che dura da più di mezzo millennio e che rischia di scomparire. Ecco perché l’arte del merletto è un bene culturale alla cui conservazione va attribuita la massima attenzione.

Arte–Mide, avvalorata dal patrocinio di Unesco Laguna e di quello auspicato di Unesco Europa (trattative in corso), intende proporre I Racconti del Filo quale strumento per la salvaguardia di questo nostro prezioso bene culturale auspicando che, partendo dal territorio lagunare, il progetto possa raggiungere altri paesi Europei accomunati da questa stessa tradizione.

 

[1] Da un’intervista ad una merlettaia di Burano, riadattata per I Racconti del filo.

LOCANDINA RASSEGNA STAMPA

 GALLERIA FOTO